FEDERICA GOTTARDELLO
IMPARATICCI
04 OTTOBRE – 15 NOVEMBRE 2025
ABOUT KROMYA
KROMYA ART GALLERY viene fondata nel 2018 a Lugano da Tecla Riva, Giorgio Ferrarin e Adriano A. Sala come risultato di una passione e di competenze comuni di lunga data. Nel 2020 KROMYA ha ampliato la propria sede con un nuovo avamposto a Verona, in Italia
Con Imparaticci, a cura di Silvia Concari, KROMYA Art Gallery Verona presenta la prima mostra personale di Federica Gottardello (Brescia, 2000), giovane artista che ha scelto il ricamo come linguaggio privilegiato per costruire un dialogo intimo tra memoria, materia e tempo. Il filo, la carta, il gesto paziente della mano diventano strumenti per una riflessione profonda sull’identità e sulla manualità come atto di resistenza alla velocità contemporanea.
Il titolo della mostra — Imparaticci — racchiude in sé una storia di apprendimento e disciplina. Nel lessico tessile, gli imparaticci erano i campioni di ricamo che un tempo segnavano l’inizio del percorso di formazione delle giovani ricamatrici: alfabeti, motivi floreali, simboli geometrici o religiosi che testimoniavano non solo un esercizio tecnico, ma anche un rito sociale, un modo per definire il ruolo femminile all’interno della comunità. Gottardello riprende questo gesto antico e lo trasforma in un linguaggio visivo nuovo, libero dalle sue funzioni educative e normative, per restituirgli potenza poetica e autonomia espressiva.
Nelle opere in mostra, il ricamo abbandona la superficie piatta e si apre allo spazio. Filo e carta si intrecciano in sculture sospese e installazioni leggere, dove il vuoto diventa materia tanto quanto il pieno, e la luce dialoga con l’ombra in un equilibrio delicato. Attraverso la ripetizione e la variazione del gesto, l’artista costruisce una trama di relazioni fra passato e presente, fra memoria personale e collettiva, in cui la manualità si fa racconto e il tempo prende forma.
Il paesaggio, tema ricorrente nella ricerca di Gottardello, si manifesta qui come territorio interiore e dimensione onirica. Le grandi composizioni a filo evocano visioni naturali — boschi, alghe, trame arboree — sospese tra figurazione e astrazione. Nei lavori come Trame Spontanee, Reinventare il Selvatico o Tagliare le Fila, la natura si riprende lo spazio, trasformandosi in segno vitale e fluido.
Nell’installazione Sovrascritture, concepita specificamente per gli spazi della galleria, tre teli ricamati si sovrappongono come layer di una mappa vista dall’alto. Le linee cucite tracciano percorsi, archivi di memoria, nodi e diramazioni, come se il ricamo diventasse un gesto cartografico, una forma di orientamento nel tempo e nello spazio.
Il cuore della mostra è costituito da una moltitudine di imparaticci sospesi, piccoli organismi colorati che popolano la sala centrale come un ecosistema fragile e vitale. Ogni elemento racconta una storia, un frammento autobiografico, un’emozione che si traduce in forma. L’insieme genera un’installazione immersiva, una costellazione poetica che invita lo spettatore a decifrare segni, ritmi e presenze.
In Imparaticci, il ricamo diventa linguaggio universale, gesto di cura e di resistenza. Da strumento di controllo educativo, si trasforma in archivio di libertà e in mappa identitaria. Il filo, che un tempo univa per dovere, oggi intreccia significati: custodisce la memoria, ma la spinge verso il futuro.