GIUSEPPE CAPOGROSSI, CARLA ACCARDI, SERGIO FERMARIELLO

GRAMMATICHE DEL SEGNO

24 SETTEMBRE – 6 NOVEMBRE 2026

ABOUT KROMYA

KROMYA ART GALLERY viene fondata nel 2018 a Lugano da Tecla Riva, Giorgio Ferrarin e Adriano A. Sala come risultato di una passione e di competenze comuni di lunga data. Nel 2020 KROMYA ha ampliato la propria sede con un nuovo avamposto a Verona, in Italia

KROMYA Art Gallery Lugano presenta Grammatiche del segno, mostra collettiva dedicata a Giuseppe Capogrossi, Carla Accardi e Sergio Fermariello, a cura di Francesca Romana Morelli. Il progetto espositivo mette in dialogo tre protagonisti di generazioni differenti dell’arte italiana, accomunati da una ricerca nella quale il segno pittorico diventa elemento centrale nella costruzione dell’immagine, dello spazio e del linguaggio visivo.

Attraverso percorsi artistici distinti, la mostra indaga il segno come forma autonoma di espressione, capace di superare la funzione rappresentativa per trasformarsi in ritmo, struttura e scrittura. Ripetizione, variazione e moltiplicazione diventano strumenti attraverso i quali gli artisti costruiscono personali grammatiche visive, esplorando le relazioni tra astrazione e figurazione, superficie e profondità, memoria e contemporaneità.

Giuseppe Capogrossi (1900–1972) approda alla definizione del proprio linguaggio astratto alla fine degli anni Quaranta, dopo aver attraversato alcune delle esperienze fondamentali della pittura italiana del Novecento. Il suo segno, essenziale e immediatamente riconoscibile, diventa il nucleo di una ricerca nella quale la superficie pittorica si organizza attraverso sequenze, costellazioni e rapporti di equilibrio e tensione.

Isolato oppure reiterato, il segno di Capogrossi costruisce uno spazio che non risponde più alle regole della rappresentazione tradizionale, ma si configura come espressione di una dimensione interiore, uno «spazio della coscienza». Le opere presentate in mostra documentano l’evoluzione del suo percorso artistico, dalla maturazione del linguaggio segnico alle successive variazioni e modulazioni, fino all’esplorazione della profondità attraverso il colore.

Carla Accardi (1924–2014) sviluppa la propria ricerca nel contesto dell’astrazione italiana del secondo dopoguerra, ponendo fin dagli esordi il rapporto tra segno, colore e spazio al centro della propria sperimentazione. Nei primi lavori, caratterizzati da segni bianchi su fondo nero, emerge una volontà di superamento delle convenzioni pittoriche, che l’artista stessa riconduce a una ricerca di «antipittura».

Nel corso dei decenni, il suo linguaggio evolve verso una crescente libertà compositiva e cromatica. Il segno si espande, supera idealmente i confini del quadro e dialoga con lo spazio, mentre il colore assume tonalità sempre più intense e luminose, evocando l’energia delle luci artificiali e della città contemporanea.

Le sei opere di Carla Accardi realizzate tra il 2007 e il 2008, alcune di grandi dimensioni, restituiscono questa fase della sua ricerca. Segni che si allungano, si incurvano e si interrompono attraversano superfici vibranti di blu cobalto, turchese, viola, rosso, giallo e nero. Forma e colore si fondono in un linguaggio dinamico, nel quale la pittura sembra proseguire idealmente oltre i limiti della tela.

La ricerca di Sergio Fermariello (1961) si inserisce in continuità ideale con le esperienze dell’astrazione italiana del secondo Novecento, sviluppando tuttavia un vocabolario visivo autonomo, sospeso tra figurazione e astrazione. Dalla fine degli anni Ottanta, il suo linguaggio si concentra su una figura-segno elementare e ricorrente: il guerriero arcaico, un cavaliere armato di lancia e scudo, ripetuto fino a trasformarsi in ritmo, sequenza e scrittura.

Questa figura racchiude molteplici livelli di significato. La lancia e lo scudo richiamano graficamente le lettere «i» e «o», componendo la parola «io», ma evocano anche il sistema binario del linguaggio informatico, attraverso l’uno e lo zero. Il segno diventa così un ponte tra memoria ancestrale e presente, interrogando la condizione dell’individuo contemporaneo, sospeso tra identità e anonimato, presenza e assenza.

Fermariello trasferisce questo linguaggio dalla carta e dalla tela alla dimensione scultorea, utilizzando materiali come l’acciaio inox e il corten. Le sette opere esposte, cinque delle quali realizzate nel 2026, testimoniano la continuità di una ricerca che, attraverso la reiterazione di una forma essenziale, rinnova costantemente il proprio significato.

Grammatiche del segno costruisce dunque un dialogo tra tre interpretazioni profondamente personali del linguaggio artistico. In Capogrossi il segno diventa struttura e spazio della coscienza; in Accardi si trasforma in energia cromatica e movimento; in Fermariello assume il valore di una scrittura simbolica che attraversa passato e presente.

La mostra a KROMYA Art Gallery Lugano offre così una prospettiva sulla centralità del segno nell’arte astratta italiana del Novecento e contemporanea, evidenziandone la capacità di generare linguaggi riconoscibili e, al tempo stesso, aperti a continue trasformazioni.